Olivetti a Milano: quando l’ufficio diventò parte dell’azienda
E se un ufficio potesse raccontare ciò in cui un’azienda crede?
Molto prima che si parlasse di workplace experience, identità aziendale o employer branding, Olivetti trattava già edifici, negozi e spazi di lavoro come parte integrante dell’azienda.
La storia di Olivetti a Milano si ritrova in luoghi diversi: dal negozio Olivetti nella Galleria Vittorio Emanuele II all’Ufficio Pubblicità e, successivamente, a Palazzo Olivetti in Via Clerici.
Insieme, questi luoghi raccontano qualcosa di particolare della storia di Olivetti: l’architettura non era semplicemente il contenitore del lavoro. Era parte del lavoro stesso.
In sintesi
- Olivetti sviluppò a Milano una forte presenza commerciale e culturale.
- Il negozio nella Galleria Vittorio Emanuele II riuniva prodotti, design e comunicazione aziendale in uno degli spazi pubblici più prestigiosi della città.
- L’Ufficio Pubblicità riuniva grafica, comunicazione e competenze creative.
- Palazzo Olivetti in Via Clerici fu progettato come edificio per uffici destinato alle attività milanesi dell’azienda.
- Architettura, materiali, arredi, arte e grafica venivano trattati come elementi di un’identità aziendale più ampia.
- La stessa filosofia si estese oltre Milano, anche attraverso showroom Olivetti progettati da alcuni dei principali architetti e designer italiani.
Olivetti a Milano: molto più di un’azienda di macchine da scrivere
Olivetti nacque come azienda industriale, ma sotto la guida di Adriano Olivetti sviluppò una concezione molto più ampia di ciò che poteva essere un’impresa.
Il design diventò centrale in questa visione.
L’azienda collaborava con architetti, artisti e designer, integrandoli nel proprio processo industriale invece di considerarli attività separate. I prodotti acquisirono un aspetto distintivo, mentre pubblicità, edifici e interni svilupparono un linguaggio altrettanto riconoscibile.
A metà del Novecento, Olivetti era ormai associata a livello internazionale al design industriale italiano.
Milano ebbe un ruolo importante in questa storia.
La città offriva qualcosa che la città industriale di Ivrea non poteva offrire nello stesso modo: un ambiente commerciale, culturale e orientato al design, nel quale Olivetti poteva presentarsi direttamente al pubblico.
È in questo contesto che la Galleria Vittorio Emanuele II assume un significato particolare.
Quando un negozio diventò una dichiarazione
Un negozio Olivetti nella Galleria Vittorio Emanuele II era più di un semplice punto vendita di macchine da scrivere.
La Galleria era uno degli indirizzi più prestigiosi di Milano, collegando Piazza del Duomo e Piazza della Scala. Portare qui la presenza di Olivetti significava collocare i suoi prodotti all’interno di uno degli ambienti pubblici più visibili della città.
La logica era semplice, ma significativa: il luogo in cui un prodotto viene presentato può comunicare quanto il prodotto stesso.
Architettura, grafica, arredi e prodotti potevano lavorare insieme per costruire una precisa percezione dell’azienda.
Questo era caratteristico dell’approccio più ampio di Olivetti. Una macchina da scrivere non veniva presentata soltanto come una macchina. Poteva diventare un oggetto di design, esposto all’interno di un ambiente progettato secondo la stessa logica.
Gli spazi commerciali diventavano così un’estensione dell’identità aziendale.
L’Ufficio Pubblicità: quando la comunicazione entrò nell’azienda
Lo stesso principio si estendeva anche agli spazi e alle attività interne.
L’Ufficio Pubblicità di Olivetti, diretto dal 1932 da Renato Zveteremich, riuniva grafici, artisti e altri professionisti creativi.
Questo era significativo perché la pubblicità non veniva considerata semplicemente come una fase finale successiva alla produzione di un prodotto.
Grafica, tipografia, fotografia, architettura e design del prodotto potevano contribuire allo stesso linguaggio visivo.
Giovanni Pintori sarebbe poi diventato una delle figure più riconoscibili associate all’identità grafica di Olivetti.
Il risultato era un’azienda i cui prodotti potevano essere riconosciuti non solo per la loro funzione, ma anche per il modo in cui apparivano, venivano presentati e comunicati.
Per Olivetti, l’identità aziendale era qualcosa in cui si poteva entrare.
Dalla Galleria a Via Clerici
Questa filosofia trovò una delle sue espressioni più significative a Milano in Palazzo Olivetti, in Via Clerici 6.
Situato nel centro di Milano, vicino a Brera, l’edificio fu realizzato tra il 1952 e il 1954 su progetto di Gian Antonio Bernasconi, Annibale Fiocchi e Marcello Nizzoli.
A differenza di un palazzo storico adattato a uso ufficio, Palazzo Olivetti fu concepito specificamente per ospitare gli uffici milanesi dell’azienda.
La sfida, quindi, non consisteva semplicemente nel creare un edificio rappresentativo.
Si trattava di realizzare un luogo di lavoro capace di combinare funzionalità, modernità, flessibilità e identità all’interno del centro storico di Milano.
Palazzo Olivetti: un ufficio moderno nella Milano storica
L’edificio risponde direttamente al contesto urbano circostante.
La pianta a U crea una piccola piazza verso Via Clerici, mentre il complesso è organizzato in tre volumi di diversa altezza.
Le ampie superfici vetrate portano luce all’interno dell’edificio. I brise-soleil orientabili proteggono dall’irraggiamento solare. Cemento armato, vetro e acciaio conferiscono al palazzo un carattere decisamente moderno.
Il progetto, tuttavia, non si limita a inserire un oggetto contemporaneo all’interno di un contesto storico.
Costruisce un dialogo tra l’ufficio moderno e il tessuto urbano più antico che lo circonda.
È proprio questo uno degli aspetti che rende Palazzo Olivetti interessante per chi studia l’architettura degli uffici a Milano: l’edificio doveva funzionare come luogo di lavoro, ma doveva anche appartenere alla città.
Con il tempo, la presenza di Olivetti in Via Clerici è terminata e il palazzo ha continuato a essere utilizzato come edificio per uffici. Oggi Palazzo Olivetti conserva quindi la sua funzione originaria di luogo di lavoro, pur avendo superato la fase in cui rappresentava la sede milanese della società.
Palazzo Olivetti Milano: dati principali
| Elemento | Dati |
|---|---|
| Indirizzo | Via Clerici 6, Milano |
| Periodo | 1952–1954 |
| Architetti | Gian Antonio Bernasconi, Annibale Fiocchi, Marcello Nizzoli |
| Tipologia | Edificio per uffici |
| Committente | Olivetti |
| Impianto | Pianta a U con tre volumi |
| Elementi distintivi | Facciata vetrata, brise-soleil orientabili, organizzazione interna flessibile |
| Arte e design | Opere e interventi associati a Mattia Moreni e Giovanni Pintori |
Dentro l’ufficio Olivetti
La parte più interessante di Palazzo Olivetti potrebbe non essere quella visibile dalla strada.
Anche gli interni furono progettati con la stessa attenzione riservata all’esterno.
Un corridoio centrale organizzava gli spazi degli uffici. Gli elementi contenitivi integrati erano incorporati nell’architettura, con la profondità degli armadi rapportata a quella dei pilastri strutturali.
Anche i materiali erano scelti con attenzione.
Nei corridoi comparivano mosaici in marmo Botticino e fasce in gomma nera. Le porte degli uffici erano rivestite in linoleum rosso. L’illuminazione era integrata nei controsoffitti.
Anche arte e grafica facevano parte dell’ambiente.
Il risultato era un ufficio nel quale architettura, arredi, materiali, arte e organizzazione non erano decisioni separate.
Formavano un unico ambiente.
È forse questa la lezione più interessante del modello Olivetti: l’ufficio non era progettato soltanto per ospitare i dipendenti, ma anche per esprimere qualcosa dell’azienda per cui lavoravano.
La formula Olivetti oltre Milano
Milano era solo una parte della storia.
L’approccio di Olivetti all’architettura e al design si estese a livello internazionale, dando vita a una rete significativa di luoghi di lavoro, fabbriche e spazi commerciali.
Uno degli esempi più noti arrivò a New York nel 1954, quando lo studio milanese BBPR progettò uno showroom Olivetti al 584 Fifth Avenue, in collaborazione con lo scultore Costantino Nivola.
Il progetto riuniva architettura, grafica, scultura e prodotti.
Mostrava come uno spazio commerciale Olivetti potesse diventare qualcosa di simile a una identità aziendale tridimensionale.
È però importante distinguere questo progetto dalla storia dell’architettura milanese:
BBPR non progettò Palazzo Olivetti in Via Clerici.
L’edificio milanese fu progettato da Bernasconi, Fiocchi e Nizzoli. Il rapporto tra BBPR e Olivetti riguarda invece lo showroom di New York.
Per approfondire il rapporto tra architettura e cultura professionale a Milano, leggi anche Lo studio BBPR a Milano: quando l’ufficio dell’architetto diventa laboratorio culturale.
Cosa rendeva diverso l’approccio Olivetti?
L’importanza di Olivetti non consiste semplicemente nell’aver commissionato progetti ad architetti famosi.
Il suo approccio distintivo era il modo in cui discipline diverse venivano messe in relazione.
Un designer di prodotto poteva lavorare insieme a un architetto.
Un grafico poteva contribuire all’identità visiva dell’azienda.
Un artista poteva entrare a far parte dell’ambiente di lavoro.
Un edificio poteva comunicare gli stessi valori dei prodotti esposti al suo interno.
L’azienda costruiva così una sorta di ecosistema nel quale prodotto, luogo di lavoro, architettura e comunicazione si rafforzavano reciprocamente.
Questo aiuta a capire perché Olivetti rimanga rilevante anche quando si parla degli uffici contemporanei.
Cosa possono imparare gli uffici contemporanei da Olivetti?
Le aziende di oggi operano in un contesto molto diverso.
Il lavoro ibrido, gli spazi flessibili, i requisiti di sostenibilità, la tecnologia e le nuove aspettative dei dipendenti hanno trasformato il modo in cui gli uffici vengono progettati.
Eppure alcune domande sono sorprendentemente simili.
- Che cosa dovrebbe comunicare un ufficio?
- Quanto dovrebbe essere flessibile?
- In che modo l’architettura influenza l’esperienza quotidiana del lavoro?
- Una sede può esprimere qualcosa dell’azienda senza diventare puramente simbolica?
L’esempio di Olivetti suggerisce di considerare queste domande insieme.
| Principio Olivetti | Ufficio contemporaneo |
|---|---|
| Identità aziendale | Il luogo di lavoro riflette il carattere e i valori dell’azienda |
| Flessibilità | Gli spazi si adattano a team e attività differenti |
| Qualità architettonica | Il design contribuisce alla percezione dell’immobile |
| Luce e materiali | La qualità dell’ambiente influenza l’esperienza quotidiana |
| Spazi condivisi | Aree meeting e spazi comuni favoriscono l’interazione |
| Posizione | Accessibilità e contesto urbano contribuiscono al valore dell’ufficio |
| Rappresentatività | Indirizzo ed edificio possono rafforzare l’identità aziendale |
Per un’azienda che oggi cerca un ufficio a Milano, queste considerazioni si affiancano a questioni più pratiche: superficie, canone, collegamenti, servizi dell’edificio, caratteristiche tecniche e prestazioni ambientali.
Cosa valutare quando si sceglie un ufficio a Milano
La storia di Olivetti non è una checklist per gli inquilini contemporanei.
Può però offrire un modo utile per guardare a un ufficio come a un ambiente complessivo.
Quando si valuta un immobile, è utile considerare:
- posizione e accessibilità;
- vicinanza ai trasporti pubblici;
- superficie disponibile;
- distribuzione degli spazi;
- flessibilità della pianta;
- luce naturale;
- servizi dell’edificio;
- caratteristiche tecniche;
- certificazioni energetiche e ambientali;
- qualità delle aree comuni;
- possibilità di personalizzazione;
- rappresentatività dell’indirizzo.
Il valore di un ufficio, quindi, non dipende da una singola caratteristica.
È la relazione tra edificio, posizione, spazio e necessità dell’azienda a determinarne il valore.
Per un approccio più pratico, leggi anche Come scegliere un ufficio in affitto a Milano: metratura, posizione, costi e contratto.
Quando l’ufficio diventa parte dell’azienda
La storia di Olivetti a Milano parte da un negozio in uno degli spazi pubblici più riconoscibili della città e arriva a un edificio per uffici progettato specificamente in Via Clerici.
Tra questi due momenti si incontrano grafici, architetti, artisti, prodotti e idee su come un’azienda debba presentarsi.
È questo che rende la storia rilevante anche oltre Olivetti.
L’azienda comprese molto presto che il luogo in cui le persone lavorano può influenzare il modo in cui un’azienda viene percepita, il modo in cui la sua cultura viene espressa e il rapporto che costruisce con la città.
A Milano, questa idea è diventata parte della storia architettonica della città.
Oggi le aziende che scelgono un ufficio devono confrontarsi con vincoli diversi, ma la domanda fondamentale rimane attuale:
Che cosa dovrebbe raccontare il vostro ufficio della vostra azienda?
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